Lavoratrice per modo di dire

Dicembre 3, 2007

Un’ombra si avvicina alla porta dell’ufficio.

Cappotto nero, occhiali da sole. In incognito.

Il boss è arrivato.
Ma porc..putt..mann.. ma non doveva stare fuori tutta mattina?!

Panico.
Un improvviso panico.

Chiudo tutte le finestre aperte sul desktop: casella personale di posta elettronica, un paio di conversazioni in messenger, Linus e Nicola che parlano dei loro addobbi di natale polverosi, il sito istituzionale (che era l’unico che poteva restare aperto).

Prendo in mano una matita e faccio finta di guardare l’agenda e le liste. Cazz…la matita è senza punta..ne prendo al volo un’altra. Inizio a sfogliare l’agenda, avanti..indietro..magari sembra mi stia interessando a qualcosa di propriamente lavorativo.

In questi pochi attimi lui prende la posta dalla cassettina esterna.

Mitica, Sara sei mitica, hai chiuso tutto..anche se da fuori ti ha sgamato che non stavi facendo nulla non può dire niente. Lo schermo del desktop è azzurro con le solite icone divise per tematica (le icone sono disposte sul desktop complessi schemi mentali che solo lui può avere).

Mentre mi complimento con me stessa silenziosamente, lui entra.

Saluto con un sorriso a 61 denti facendo finta di essere contenta di vederlo dopo il weekend (WeekEnd–fine settimana). Faccio finta di scaricare la posta dell’ufficio, tanto lui fra esattamente 14 secondi mi chiederà di farlo.

Panico quasi azzerato. Solo una sensazione: mi sembra di essermi dimenticata qualcosa..bah, chissà cosa.

Come va, come non va, ci sono novità, mi ha cercato qualcuno..bla bla bla. Mi volto soddifsfatta verso il pc, il boss viene dietro di me e guarda la stampante..prende un foglio e chiede: “E questo cos’è?”

°_______°

Oh cazz..mer..min..por.. Scema, Sara sei una scema.
La sottoscritta ha trovato in rete un’immagine molto carina e ha deciso di stamparsela. Se magari mi ricordavo di imboscarla in borsa era meglio!

E il panico riaffiora. A mille, ma che dico a mille, a duemila!

Paonazza, prendo dalle mani del boss il foglio; mentre lo piego imbarazzata, inizio a parlare ininterrottamente di una pratica a caso dell’ufficio. “No perchè è venuta la Sig.ra X, mi ha detto che così, ma io le ho detto cosà..”. Il tutto supervelocissimamente, mentre iniziavo a prendere qualsiasi cosa trovassi nell’ufficio, che poi immancabilmente abbandonavo in un posto a caso dopo 7 nanosecondi per prendere altro. Appanicata la ragazza. Lui deve aver capito che ero un po’ in difficoltà, quindi ha visto bene di alzare i tacchi e andarsene.

Stavolta però non mi ha ripetuto una delle sue solite frasi. “Fai la brava eh!”
Mi sa che mi avrà mandato a quel paesello nella sua mente.

Alla fine è una cavolata, ma figure di merda del genere col capo non si scordano facilmente. La prossima volta, già che ci sono, lascio accesa Radio Deejay.